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Procreazione medicalmente assistita


L’infertilità, intesa come incapacità  a ottenere una gravidanza dopo 12 mesi di rapporti sessuali frequenti e non protetti, può costituire un momento di profonda crisi nel vissuto e nella relazione di coppia. Per molte coppie la capacità  di concepire e diventare genitori coincide con una tappa fondamentale del proprio ciclo vitale, strettamente connessa alla definizione identitaria di femminilità  e mascolinità, nonché rappresenta spesso uno dei fondamenti attorno a cui la coppia costruisce la propria relazione.

Le coordinate socio-culturali in cui viviamo possono complicare ulteriormente il processo di accettazione e adattamento alla condizione di infertilità: la fecondità è ancora intesa sempre e comunque come un dono e, di conseguenza, la sterilità può divenire un marchio da tenere nascosto, veicolo di colpa, vergogna, senso di impotenza, menomazione della propria identità, interruzione dei propri desideri e progetti di vita.

Se la sterilità è maschile, l’uomo può manifestare difficoltà psicologiche, spesso a contenuto depressivo, e disfunzioni sessuali. Teme la perdita di prestigio sociale, sperimenta un senso di incompletezza perchè incapace di corrispondere alle proprie aspettative di uomo e padre, può dubitare della propria virilità a causa della confusione indotta dal retaggio culturale dell’equazione fertilità=potenza sessuale.

Se la sterilità interessa la donna, è analogamente possibile la comparsa di sentimenti di inadeguatezza, colpevolezza, rabbia, depressione, tendenza all’isolamento dovuti all’impossibilità di rispondere alle proprie aspettative di realizzazione nella maternità.

Quando vengono intrapresi percorsi di procreazione medicalmente assistita (PMA), sia omologa che eterologa, possono insorgere, accanto al sentimento di speranza, anche emozioni difficili da elaborare dovute all’alterazione del ritmo spontaneo della vita sessuale della coppia, alla compromissione dell'intimità per via dei trattamenti medici invasivi, al dolore e alla delusione rispetto agli insuccessi delle cure, alla perdita del piacere rispetto alla sfera sessuale e, non infrequente, allo sviluppo di disfunzioni sessuali.

L’intervento consulenziale e psicoterapeutico risulta quindi fondamentale nell’esplorazione e consapevolizzazione dei risvolti emotivi e relazionali sottesi alla diagnosi di infertilità e alla scelta di sottoporsi a percorsi di fecondazione artificiale. Sostiene e accompagna la coppia nel delicato processo di elaborazione del lutto del bambino “immaginato” che risulta difficile perché non c’è la perdita di qualcosa di reale e concreto ma di un sé proiettato nel futuro e di un investimento su un progetto di vita. Consente di ripristinare il valore autonomo della sessualità dissociandola dagli obiettivi generativi e attuando un lavoro preventivo sull’insorgenza di possibili disfunzioni sessuali.

 

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